Un pensiero su “Etiopia

  1. Teresa Grimaldi says:

    Ho deciso di partecipare al tour dell’Etiopia per poter visitare un pezzo della storia d’ Italia. L’Etiopia, una parte di quel corno d’Africa di cui Mussolini avrebbe voluto fare un Impero. C’era anche riuscito però gli Inglesi ci hanno messo lo zampino E così addio sogni di gloria che con la sconfitta del secondo conflitto mondiale sono completamente spariti. Tuttavia il periodo degli Italiani è ricordato dagli Etiopi come il periodo dell”occupazione” ne restano ancora segni tangibili: le strade costruite dai nostri ragazzi che sono morti per le fatiche ed ora riposano nel Cimitero Italiano ad Adigrat assieme ai tanti soldati morti per la conquista di un posto al sole ( sogno di Mussolini). Si vedono ancora costruzioni tipiche del periodo fascista con insegne scritte in italiano , soprattutto nella città di Gondar. La visita alla Croce che commemora i soldati caduti nella battaglia del 1896 presso Adua è stata emozionante soprattutto quando i nostri compagni di viaggio si sono messi sull’Attenti per salutare i Caduti e il Presidente G: Sasso ha suonato il silenzio con l’armonica a bocca. Anche la sosta presso il Parco delle Stele ad Axum ha rispolverato ricordi storici, passando davanti alla Stele, portata in Italia durante il Fascismo, che noi chiamiamo la Stele di Axum e riportata in Etiopia qualche anno fa, gli Etiopi la chiamano La Stele di Roma, mi sono detta ” Che strano il mondo!” Al di là del patriottismo che questo viaggio ha suscitato, devo dire che è stato un viaggio meraviglioso e affascinante per quella dimensione tipicamente africana, dove il tempo ha un significato diverso dal nostro e per entrare nello spirito dell’Etiopia si deve entrare in questo mondo con il corpo ma soprattutto con lo spirito. Descrivere l’Etiopia credo che il modo migliore sia affidarsi a tutti e cinque i nostri sensi. I paesaggi, gli odori, i rumori, il caos, la polvere, le persone, tutto ti coinvolge fino a farti venire il “mal d’Africa” di cui parlano tutti coloro che hanno soggiornato in questa terra. La natura rigogliosa con paesaggi incantevoli e scorci del massiccio montuoso dell’Amba Alagi ti tolgono il respiro e in questo turbinio di stupore non si può non pensare ai nostri soldati morti in queste terre lontani dai propri cari. IN una terra assolata e arida spiccano i cactus, grandi, maestosi, fioriti che si stendono per chilometri e chilometri fino a formare delle siepi impenetrabili. La visita alle sorgenti del Nilo Azzurro è stata molto coinvolgente non tanto per la sorgente in sè ma per ciò che abbiamo visto lungo il percorso per arrivarci. Siamo passati per un villaggio che ti presentava uno spaccato di vita della gente che vive in campagna; capanne fatiscenti con pavimenti in terra battuta, con dentro un pagliericcio fatto di foglie secche e delle assi su cui poggiare quei pochi utensili che servono per le loro attività quotidiane, attività che si svolgono essenzialmente all’aperto, si cucina, si mangia, si svolgono i compiti scolastici ma soprattutto si gioca. Tanti , tanti bambini che corrono incontro ai turisti per chiedere penne o matite. Bambini stupendi con occhi grandi, immensi dove puoi leggere tutti i sentimenti che vuoi, ti restano dentro con le loro facce sempre sorridenti e poi le donne………………….. Queste ti colpiscono per il loro portamento, alte, slanciate, magre con un’andatura da indossatrici. Ti incantano con i loro vestiti colorati, vivaci, a volte sporchi, con bimbi tenuti sulle spalle o davanti con dei grandi foulards e spesso lattanti attaccati al seno e ti chiedi come fanno a nutrirli, così magre! Eppure allevano dei bimbi meravigliosi che diventano anche atleti mondiali o attrici e indossatrici di grido. Percorrere i Mercati è qualcosa di unico e spettacolare. Qui trovi di tutto, stoffe coloratissime, attrezzi di lavoro, frutta e verdura ammucchiate lungo la strada dove passano uomini, animali, carretti, la polvere si alza e invade tutto. In qualche angolo ci sono gruppi di ragazze che si acconciano i loro capelli crespi ed escono delle acconciature meravigliose, come abbiamo potuto notare presso il Santuario di Mariam di Zion dove una marea di pellegrini con i loro mantelli bianchi si affollano per la celebrazione della Festa di Maria Vergine. C’è l’angolo delle spezie, qui gli odori la fanno da padrone, profumo di cannella, pepe, peperoncino, curcuma ect. si mescolano, invadono l’aria e costringono i turisti che si avventurano in questi meandri a starnutire, a tossire e ad uscire di corsa perchè non abituati ad odori così pungenti che sembra non ti lascino respirare. Tutto questo sotto un sole cocente da cui ci si ripara con ombrelli coloratissimi. Che differenza dai nostri ombrelli neri o grigi ! D’altronde a noi servono per le giornate grigie e cariche di pioggia.
    Abbiamo macinato chilometri e chilometri su strade dissestate attraverso paesaggi incontaminati e incantevoli, interrotti soltanto da uomini, donne, bambini e animali che camminano lungo il bordo della strada. Abbiamo visitato una civiltà pre-industriale dove le macchine non esistono, i lavori sia dei campi, sia tessili e comunque tutti i lavori si svolgono manualmente.
    Le città , in particolare Addis Abeba, sono confuse, congestionate, rumorose, dove guidare è un’impresa
    L’aspetto che più mi ha colpito degli Etiopi è la loro sacralità, il loro misticismo e la loro devozione, appellativi sufficienti a descrivere LALIBELA, città famosa per le Chiese rupestri monolitiche scavate nella roccia tanto da essere chiamata la “Petra” o la ” Gerusalemme” africana. Il sito è patrimonio dell’UNESCO ed è considerata tra le città più interessanti del mondo. Per raggiungerla abbiamo viaggiato per quasi dodici ore su strade poco agevoli, ma ne è valsa la pena. Le tante ore trascorse insieme, gomito a gomito, ci ha aiutato a socializzare con chi non si conosceva e rafforzare amicizie già consolidate. Le ore sono volate tra racconti di storia, aneddoti curiosi sugli Etiopi e barzellette.
    Tutto questo ha reso un clima piacevole che è riuscito anche a minimizzare la stanchezza che inevitabilmente in dieci giorni di tour cominciava a farsi sentire, ed ora che sono a casa ho quasi nostalgia dei miei compagni di viaggio.
    Un viaggio splendido anche se un po’ faticoso , ma ne è valsa la pena.
    Teresa
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